venerdì 14 settembre 2012


                     Entropia senza ordine


                   
               L'instabilità nelle transizioni di potere

              (nelle situazioni di fragilità le reazioni possono essere imprevedibili)





lunedì 10 settembre 2012



                           non portarono fiori...





                           non portarono fiori......
           



                           non portarono fiori...





                            non portarono fiori...




lunedì 3 settembre 2012

piccolo pensiero elementare prima del rientro a scuola


Domenica mattina. 

Il villaggio dorme, nell'ombra del suo silenzio non si sveglierà più.
Nell'ombra lunga del monte che gli fa da guardia, che lo separa dal sole al mattino
che lo separa dal mare e fa da orlo ai pini di contorno.

C'è un paese, che poi sono due, a cui per ragioni familiari sono molto legato.
Ogni tanto ci torno. E' il paese della mia lunga infanzia.

E' il paese delle mie prime esperienze ed è sicuramente il paese dove,
più di ogni altro posto, son potuto crescere a livello artistico e intellettuale.

Questo paese, che poi sono due, uno in riva al mare e uno dietro la montagna
che sta davanti al mare. 

Questo piccolo mondo chiuso che per molti anni
ha fatto da cornice alla mia crescita ed esistenza.

Questo piccolo mondo chiuso dalle sue montagne, dal mare confine invalicabile
e dal pensiero contorto di chi ci vive.

Ogni volta che rientro sono solo contento di essere un anima di passaggio
col biglietto di ritorno.


Qualcuno che era grasso è diventato più grasso, qualcuno che era magro si è ingrassato
e qualcun altro non è affatto cambiato. Ci sono quelli che, anche dopo dieci anni, 
non cambiano, rimangono uguali, come vivessero in assenza di tempo.

Chi era povero è rimasto povero, chi era ricco è rimasto ricco
è occupa in abbondanza i posti pubblici disponibili
e c'è chi è andato un po' avanti o un po' indietro,
a seconda della fortuna.

Quel che non manca sono le auto. Ci sono sempre più auto che persone
ed è una di quelle cose che non ho mai capito.

C'è un amico, e gli amici son meno delle dita delle mano, che mi faceva notare
quanto i nostri conoscenti siano "lamentosamente lunghi".
Progetti infiniti, irrealizzabili, che si consumano col passare dei giorni
diventando tarli nella mente.

Un amico mi faceva notare la sua estraneità alla vita del paese,
la sua laboriosità, condita dal realismo delle difficoltà della vita.

Un altro mi faceva notare l'ipocrisia evidente, di quello, di quell'altro
e di come, anche col passare degli anni, niente sia cambiato.

Poi ci sono gli eroi, gli eroi moderni dalla faccia stanca, e dai sogni
ancora più stanchi. C'è chi si schiera e chi rimane nell'ombra
chi rinfaccia e chi faccia non ne ha.

Storie vecchie e storie nuove che si intrecciano
in una tela colma di veleno
senza neanche che il ragno, il principe
se ne accorga.

Incontri e scontri, differenze, di vista e di vedute, lunghe bevute
e molti che si accompagnano fino all'alba.

Poi c'è il paese che non si vede, quello che non esce, quello che risparmia
e quello che si fa i fatti suoi, senza guardare le mutande degli altri.

Son passati tanti anni, tante esperienze, il mondo attorno è cambiato
ed è cambiato in peggio ma in paese, nel piccolo mondo 
familiaristico feudale che regge da secoli, oltre  l'apparenza
tutto è diventato ancora più chiuso, dentro le nuove pareti domestiche.

Nasce solo col passare del tempo, un leggero velo di odio
verso un mare di malizia distribuito a piene mani
mani coscienti, dalle dita più lunghe dei loro capelli.

Un piccolo paese di pettegolezzi, gli uomini, megafoni da bar
dei loro discorsi, dei loro ricordi.

Ed ancora immagini di persone orribili, che hanno sfogato tutta la loro avidità
verso i più indifesi.
Un paese di parentele, di compromessi e odi familiari poco nascosti.
Un paese senza sorrisi, bianchi e tristi dalle voci acidule e effeminate.

L'unica nota apparentemente positiva è la finta accettazione
che è sempre meglio degli insulti, verso alcune persone
per il loro orientamento sessuale. Dopo lunghe, numerose e sofferte battaglie
hanno adesso un presunto riconoscimento sociale.
Praticamente vengono accettate, sopportate.

E questo è meglio di niente, anzi è veramente tanto.

Il paese, che poi sono due, che per dirla tutta 
comunque  "un po' di astio rimane lì".
Uno avvolto dal sole, dal sale e dal vento ed uno avvolto dall'umido
e dalla muffa che ne consegue.

I due paesi in se sono veramente brutti, almeno a livello estetico
forse riflettono l'animo di chi ci vive.
Ma basta andare qualche chilometro più in là e tutto cambia.
Oltre il villaggio, perché di villaggio si tratta, il panorama cambia
e forse è lì che l'uomo da il meglio di se, fortemente aiutato dalla natura.
In poche parole in campagna si sta meglio.

La terra è asciutta, le rocce son lì ferme, la macchia mediterranea
è disposta intorno come cornice.
E la muffa, l'odiosa muffa, viene lasciata in paese a ornare i muri delle case
ed i cuori della gente.


Il paese delle scatole. 

Prima nessuno aveva una scatola in paese.
Poi uno per primo, dopo una notte insonne decise di fare come
tutti gli altri esseri umani del mondo. Avere una scatola.
La prima scatola del paese.... Bella, brutta, rubata, comprata
o regalata, non si sa....
Che invidia... Lui ha una scatola e noi no... Cosa facciamo...
La bruciamo....
Passo un po' di tempo... Tutti a distruggere con gli occhi
l'unica scatola del paese.
Poi arrivò l'idea illuminante... Perché anche noi non ci facciamo delle scatole...
Solo lui le deve avere...
Uno dopo l'altro ed ancora un altro e poi tutti insieme....
Tutti nel paese fecero a gara a comprare, costruire e farsi finanziare scatole
e scatole... 2, 3, 20, 30, 100... Scatole...
Tutto il paese si riempì di scatole...
Per ogni abitante, i soliti, si contavano almeno 4 scatole a testa...

Un paese tranquillo....

Per fortuna che almeno esiste un ladro naturale
che si limita solo
a mordere i buoni frutti del lavoro agricolo...

Su Grassile....  (avida martora sarda)

L'incubo di chi non va ogni giorno in campagna...

(ad ogni paese la sua pena...)



    
  

domenica 2 settembre 2012





Senza fili ma sottratto a me
mi muovo rigido nelle giunture
e mi sento nudo come un pezzo di legno colorato

ma quando allungo le mani e non ho paura del vuoto
quando i fili mi fanno inciampare

non capisco

se sono io il burattino 
se sono il  burattinaio.


  

mercoledì 29 agosto 2012

lunedì 27 agosto 2012



                    Appesi
     
          Povero palco, povere pezze
          muovo o non muovo la testa
          sono io che lo scelgo.

          Nell'arco del giorno trionfano
          le forze che ci guidano
          tenendoci per i capelli.

          Povere scarpe, poveri piedi
          povero me, uomo senza fili.

          M'inchino per terra
          lentamente mi piego
          voglio baciare il pavimento
          leccarlo a lungo
          per appoggiarci la fronte.

          Alza un braccio, fai leva
          lavora, muovi la gamba
          povero me, fili invisibili.

          La mia fronte bagnata
          dalla mia saliva
          l'ho scelto io.

          E credi ancora di essere libero
          come libera è la tua bava.

          Povera bocca che non sa più parlare
          povero me.

          E credi ancora di essere libero
          come libero è il tuo respiro.

          Povero te, povero me.




sabato 25 agosto 2012



            dalla serie  " Il Volo ".......





           Volo, mi concedo all'aria
           tra l'angostura e il tabasco
           il mordente spugnato.

           Volo, un mattino
           come un caffè dopo una lunga notte
           e poi ridere
           ridere e ancora ridere.

           Volo, tra il granito ruvido
           che mi aspetta
           e i denti non più bianchi
           pronti a morderlo.

           Volo, volano parole leggere
           di coppie fatte e disfatte
           seduti nell'angolo di un incrocio
           ad aspettare il tempo che passa.

           Volo, domenica del villaggio
           padri dalle mani viscide
           e figli, frutta da compagnia.

           Volo, non mi servono le ali
           e non devo neanche chiudere gli occhi.





venerdì 24 agosto 2012

sabato 11 agosto 2012




                 Fischia, fischia

        Spezzandoci come onde del mare
        liberandosi per sempre nel bianco della spuma
        attraverso il buco di uno scheletro di riccio
        cuori di stoffa per terra

        astri perduti nello spazio di un'impronta d'argilla
        davanti alla porta.

        Il suono più cupo di una viola
        mi gridò dietro per incitarmi
        nella smorfia di un soffio

        sottovoce, tra le parole perse e quelle confuse
        non c'è più tempo, non affogare.



        E' meglio non sentirsi niente
        prendendo calci in bocca dalla mattina alla sera

        essere un'offerta al mercato
        e cercare poi di fissare tutto con uno sputo di colla.

        Mentre piove e tutti scappano
        inseguiti dal suono odore del proprio nome
        cercando un posto per ripararsi.

        E tu sei lì, prezzo scontato
        attaccato al soffitto con la lingua

        pezzo crudo
        cercando di orientarti, pelle di bestia
        per cui nessuno perderà l'amore.




giovedì 9 agosto 2012



                 " IL VOLO "








              - Prologo -
     
     ... gli "Apericena"  vanno per la maggiore
         gamberi cresciuti ad antibiotici
         e cozze alla nafta
         illudono nello sguazzo delle salse
         i molti rimasti in città ...


             Le Ferie di Augusto

         I trilli di flauto di qualche decennio fa
         i parcheggi vuoti
         il sole a picco.

         E c'è chi passa il tempo
         a buttare pane secco
         per ingrassare i colombi
         aspettando che
         prendano il potere in terra.

         E c'è chi passa il tempo
         seduto all'ombra della fermata dell'autobus
         osservando chi sale e chi scende
         aspettando che
         arrivi l'ora di pranzo.

         I trilli di flauto sono finiti
         è iniziata un'altra canzone
         i parcheggi non sono vuoti
         ed il sole, stando alla televisione
         è sempre più caldo.



giovedì 2 agosto 2012

                               


                                   Blue... Market...









            Senso all'assedio


     E come sogno diurno, sognare
     vivendo di notte
     mentre il silenzio domina la realtà della solitudine
     aspettando la luce
     e gli uccelli che segnano l'alba.

     Tuona, il corpo stanco chiama
     mentre cede, pezzo a pezzo
     ogni convinzione di potenza.

     Tolgo il sospiro, fermo il tempo
     nel risucchio di una bava di anima
     animo la voce.

     Cercando elastici per allungare la vita
     tenderla a rischio.

     Mani di sughero mi cingono la testa
     come corona morbida
     nei giorni del vuoto, paura di cadere.


     Vivere o solo vivere
     a venti anni da una guerra fratricida
     nella cortezza della vita
     quando è impossibile dimenticare.

     Giorno dopo giorno
     cercando di creare dal nulla un esistenza altrove
     sopravvivere a se stessi.

     Non poter tornare
     ogni casa diventa la tua casa
     e la tua casa diventa la tua tomba.

     Dove poter essere stanchi
     drammaticamente stanchi di se stessi.

     Quando si ha restituito tutto
     cosa rimane oltre la propria ombra.

     Cosa rimane quando hai dato via tutto
     per ricominciare a vivere.





martedì 24 luglio 2012


            Carezzate dal vento
             ali di sapone


          Non riesco più a pesare, da vecchio
          spaccando il mattone
          con le mani nude, aspettando che
          il sole superi la collina.

          Uno dopo l'altro, uno dietro l'altro
          terracotta su terra
          sino a che la schiena regge.

          Mi bagno la faccia col sudore della fronte
          girandomi attorno
          cercando rumore oltre il mio silenzio
          se non mi muovo
          non si muove niente.

          Un altro mattone, un altro mattone
          con le braccia che mi fanno male
          prima che il sole si nasconda.

          La luce non mi presta più aiuto
          mi lavo le mani e mi siedo
          per farcire in pace i polmoni di fumo.

          Soddisfatto di ciò che ho creato
          sto ad osservarlo accompagnato dalla stanchezza
          godendo in pieno il fresco della sera.




lunedì 16 luglio 2012



                Brecce

         
          Polveri di nave che si spinge
          farina che circola polvere di vita
          gabbiani si poggiano sui tetti del porto
                    polveri che ci lasciano.

          La fortuna che gira e rigira
          acqua quasi ferma e salata
          la sfortuna che gira a vuoto
          suonano alla porta poi bussano
                    e cade pesante non a caso.

          Grida l'esistenza e chi è
          chi è grida la mancanza
          non a me grida il rischio
          non a me
          e il fuoco divampa spargendo semi
          figli del vento di un giorno
                    fiorisce così non per caso.



          Incontro e scontro la mano nera della sventura
          si spera sempre che le cose vadano bene
          quello che è più veloce dell'occhio ma non sempre succede
          e chi rimane in piedi trottola di ferro e smalto
          a cantare le aule vuote come gesso sporco che macchia
          diventa megafono di bocca in bocca.



domenica 8 luglio 2012



       Vorrei un pozzo


          Sicuramente era niente
          di fronte ad un piccolo gioco
          tra i fiori di ghiaccio
          si consuma e si scioglie
          e cos'era un piccolo gioco
          frantumi
          aspettare
          saldo di piccoli pezzi.

          Cos'era più di un piattino
          per chiedere
          e richiedere pochi soldi
          mani aperte
          faccia spuntata
          monete per riempire.

          Tra un braccio rotto
          e una fronte sudata
          non potendo scappare
          pareti di cartone
          erano in tanti spezzati dal freddo
          tutti i petali già a terra.

          Uno ed uno
          per ogni colore e foglia
          per ogni gradino della scala
          e cadere giù ed aspettare
          rovinato per le scale
          chiuso fuori.

          Tutto accade così
          sfrontato di petto cuore a vista
          un attimo per un attimo
          scegliendo l'angolo più appuntito del cielo.

          L'albero fa ombra
          chiedendo favori a se stesso
          poi il sole si sposta senza promettere
          e se non ti sposti anche tu
          inizi a sudare
          ricco nell'impegno del momento.


  

martedì 3 luglio 2012

         


       Anche io volevo uscire da questa casa di bava



        Il sole che scende, lascia che scenda
      colmo di rintocco, acido nello stomaco
      ti aspettiamo per pranzo
      prima che il legno faccia giorno
      prima del mio ritorno.

      Non ti riconosco più, l'albero del giardino
      hai tagliato anche quello
      le finestre di un giallo che pesa
      hai tradito il colore per la sabbia.


      Ed ogni volta che cadi in bagno
      ti aiutano e ti raccolgono
      come frutto maturo che si lascia andare
      come dentiera senza colla.


      Fantasma estivo, ombra del suo ricordo
      cade su di me un lamento che mi spezza
      con fiori marci esausti senza mano
      vestito solo con quello che mi sta stretto
      per rovinare i peli della pancia
      sorridiamo tutti attorno
      sciogliendo lo strutto pesante dell'anima
      feste, felici come dolci.
      
       Anche io volevo uscire