lunedì 13 gennaio 2014



       Cosa volete


   Che fortuna morire sani
   quando l'acqua si distribuisce sul tavolo
   piatta e patta

   il vetro verde prato del bicchiere
   levigato grezzo
   ed io l'osservo, lo fisso

      lui non si muove
      il bicchiere.

   Cosa mi porterò dietro
   l'arte di arrancare
   o l'arte in sé.


   Che fortuna morire sani
   e giovani dentro
   laddove fuori e fiori
   piacenti passano gli anni
   e gli animi dolenti saltano
   di sedia in sedia
   maniera di uno stupido gioco

      loro non si muovono
      i giovani.


   Cosa mi porterò dietro
   l'attesa che il tempo passi
   o il tempo in sé.




domenica 12 gennaio 2014




Un qualcosa di indefinito
aldilà delle paure
del non detto....

per fortuna le personalità
infrangono marce aspettative
e il nuovo vaga anche dentro di noi
esseri freddi e poco premurosi a volte
non per non avere ballato troppo sotto un albero
ma per avere raccontato
la stessa medesima cosa
per piacere ad altri che non siamo noi.

L'impegno non è cattiva cosa
dipende da con chi si prende.

La necessità di tenerezza
la forza di farsi male ridendo
fino a sfiorare in un solo attimo
quello che basta di perfezione
prima di gridare
quello che grideremmo
vaffanculo sonanti e motoseghe accese
la volontà che è forma di fede
sui muri molli una mano spinta più avanti
anche ad imbrogliare la notte
ad imbrigliarla in quello che è già descritto
ma non in te e neanche in me e neanche in lui
se tutto non esiste
balliamo sull'esilio
neanche ora parole
chi vorrà mai cambiare lo spasmo
un mare vecchio per un mare nuovo
eppure le parole limpide che possiamo dire
non sono solo nere o bianche
sono cugine della poesia
che è volontà di esporsi
anche solo per portare un lavamano
a chi si deve rinfrescare
dopo una lunga lotta per potere iniziare da scheggie
e vadano via con calci alle gambe gli sconosciuti
a capodanno le credenze volano fuori dalla finestra
insieme ai bicchieri
cercando l'ora giusta
la danza il dato scontato il lavandino vecchio
il padre la madre le mazze le zappe le mogli
i figli
e rimango io
o tu
o tu
o noi.





lunedì 6 gennaio 2014




   de pred'azione


Rubiamo l'istante al passato
nulla è più come prima
e niente e nessuno farà ritorno

giudizi che si rincorrono
inseguendo gli sguardi persi
in quei veli di maschere penose
che ci siamo scolpiti addosso

nell'intimo la sofferenza
insoddisfazione che si cerca di nascondere
dietro le grasse risate liberatorie
appena è mattino
dopo una interminabile nottata
persa a far finta di essere
essere insieme
un insieme nello stesso momento
un qualcosa di indefinito
al di là delle paure
del non detto.


Rubiamo la luce al giorno
luce e amore dai visi degli altri
aggredendoli solo per automatismi mentali
per reazione
per un vano ricordo di se stessi

parole gridate nel vuoto di una stanza
bocche che si muovono
svilendosi nell'affanno di esprimersi
immagini che svaniscono
concetti e illusioni che si spengono
prima di arrivare alle orecchie degli altri.


Gli altri, i presenti nella scena
vivono appena
annuendo con brevi cenni
dall'apnea
ognuno ladro di sé
liberi dal rumore del mondo.




martedì 24 dicembre 2013

sabato 7 dicembre 2013




Confini estesi e limiti ben visibili tra le parole e i segni:

presto sarà passato ma adesso dischiuditi

bestie costrette col muso a terra mangiano sabbia

prima di trovarci in fila abbiamo aperto le braccia verso il cielo

quanta morte visita il quotidiano essere

visi preziosi aprono porte

sentire la leggerezza del tempo è fatica

antenati sfigurati di rabbia

essere uno spazio unico chiuso dalla propria pelle

la difficoltà di cogliere le emozioni e comunicarle

l'idea perfetta in una pennellata

il torbido e l'incolto a massacro compiuto

le nuvole che si spostano veloci

il piegare a noi stessi il mondo

occhi d'acqua e verde attorno

sui balconi dei palazzi girandole

chi è caduto forse è più forte

fauci masticano nebbia facendo rumore

niente
così è.






venerdì 29 novembre 2013




Niente accade in realtà niente
se non la ripetizione puerile
delle paure e degli accadimenti tragici
e dello scontento anche puro
ma velato da nebbie improvvise
ferri che sfregano i denti
quando non te lo aspetti
avere tetti per la prole
e tette da cui succhiare parole
ancora per non lasciarsi andare
vivere senza altrove o basta
impegnati nel gonfiore di noi stessi
animali alla deriva che galleggiano
facce d'agnello gambe da lupo.

Rotti
gli argini non esistono da tempo
frantumata è l'ombra
l'amata oscurità è limpida e vorace

(accendi la luce)

prima esiste nell'assenza di parole
dopo nelle troppe
parole.

Credo di dover scusare il mio ego troppo vasto
perché dall'impasto buono
non esce il miglior pane
se non conosci il forno
ma torna che l'imbroglio è finito
torna che è finito
un giorno qualsiasi
prima dell'alba.


venerdì 15 novembre 2013

GRAZIE PER AVER DIMENTICATO


Un MONDO AnOrMAle

Verde

assordante nelle mie disfunzioni
una ragione viziata ,  semplice in fondo
dolore senza ragioni,odio di fondo.
Un viaggio tra le fessure delle canne a soffitto
come di un amore asfissiate
dalla calce di queste vallate.
Mai come opera prima
mai più senza un sorriso
tra le ragioni del vuoto
un centro commerciale e la pietà delle lattine
che mi portano verso te .

Oro

non corro più da anni ,
le ragioni del ciclista in autostrada.
Grazie per avermi amato abbastanza
per aver sopportato le mie sbronze
da uomo semplice ,una seconda vita
un uomo solo con il suo viaggio
nessun ordine nella sua casa
solo ragni a catturare
nella rabbia della quotidianità.
Così dolce di rabbia
così vuoto di amore,pieno di colore nei suoi bordi.
Ho atteso per cadere nella piazza
non volevo che vedesse il mio essere buio
ai piedi di mia madre
io sono un sole.

Il letto in autunno.

Ho paura ,sono venuto qui
conoscendo l'oggi,come se ci fosse da ridere
schiva il mio cuore ,il cane del mio vicino
il tabacco nel giardino del serpente pubblico
un santo sudamericano
mutilato dal potere delle acque
aumenta l' ira calcarea delle grotte.
Lascio in quiete la sordità degli assetati
la paura dei miei nipoti
(anche se  hanno il sole in mano)
la solidarietà del cielo del Supramonte
una lacrima sottile nel letto del bosco
polvere sottile di una stupida storia.

Pietà, fiore ,bosco, il resto.




giovedì 14 novembre 2013




      Non c'è tempo


Paura e amore, gioia azione e riflessione
piègati e raccogli, il sentiero è dolce
forza e lavoro, piegàti sempre
sogni e illusioni..

Domani, futuro e certezze
rassegnazione, piègati ancora sorella
sangue nella rassegnazione.

Quello che loro cercano di fare
piegarti come un foglio di carta
quello che loro fanno
bruciarti come un foglio di carta
quello che è, quello che esiste
realtà vissute.

Coesistenza forzata, individui
medicina dell'anima dimenticata
neuroschiavitù, consapevolezza
assimilazione dello stato di degrado.

Condizione umana, personale
familiare, frangenti
che si infrangono con violenza.

Il freddo seppur non intenso,
porterà consiglio, nelle difficoltà
nel gioco eterno delle semplicità
momento storico, cambiamenti radicali
subiti come vittime
come vittime complici, stracci monouso
che peccato.

Che peccato non avere sufficiente coraggio.






giovedì 31 ottobre 2013



       Finisterra


Guscio, pelle cuoio, ora è il tramonto
mentre maria è coperta, strascinamenti di vento
è tramontana
che conserva la polpa sotto vuoto.

E non si sa chi gira
se noi strani
o voi italiani.

E se la dama di osso si abbassa
e oggi è domenica
tutta una civiltà si espone
a testa bassa in cassetta
senza un perché che non sia dolce
o un disegno che non sia
eccessivamente brutto.

Appiattiti nelle banchine del porto
cigli effimeri
patelle bianche e verde mare
leggermente olezzanti di nafta
mentre io ti guardo e sorrido.

Questa è la fine, l'ultimo sguardo se ne va
alla finestra, stiamo tutti lì
pure josephine
l'amore di una volta.

Mi devi scusare
oramai il tempo è andato
si son persi i fiocchi e i ciuffi
correndoti dietro
e sognandoti son diventati bianchi.





sabato 26 ottobre 2013

lunedì 21 ottobre 2013


   Non parlare 
    delle due parti

 se il mondo si dividesse in due
 ed avesse bisogno di me
 se avesse bisogno di te
    e che dire ancora,
 non vado via
    e nell'assurdo previsto,
 io vado via.

    e ripetilo
 con forza
    io non servo un cazzo
 non servo proprio ad un cazzo,
     una più grande ti te
 stai bene attento
     ti rincorre
 merda, merda
    ti ha raggiunto
 merda, merda
 ti ha preso
 adesso sei parte di lei.



martedì 8 ottobre 2013



       Gaia


E se potessi
despota, tu

e se potessi, fino a quando schernisci
che chiudi gli occhi, privo di cattiveria
quella domenica mattina
alzarmi su, eroina
racconti, storie senza fine
e strade bucate.

E se volessi
tiranno, tu

e se volessi, fino a quando piangi
che chiudi gli occhi e ti mostri un altro
quel sabato mattina
tirarmi su, eroina
favole, bugie senza fine
e sempre strade bucate.

E se te ne andassi
tu, merda

e se te ne andassi, quanti sorrisi
che chiudi, dietro di te la porta
ogni giorno festa di dolci
ritrovarmi, eroina singola
niente più metafore
e mani bucate.

E se io, oggi che è lunedì
metto all'aria pene e panni al vento
e non provo emozioni
ne ombra, ne fiato
eroina, di quelle forti
solo il presente, l'azione
buco il cielo con lo sguardo.

E se poi, ancora trema la terra
e girano le gambe
mercoledì ero ebbra di natura
per svegliarla, l'eroina
senza che mi graffino
con le mani sporche.

Sono io ed il lavabo
smalto di un rumore, mi sento
lavandomi via
viso e anima calpestati
piedi, spiedi e cannella.