venerdì 19 luglio 2013




   11  Luglio


Meglio tardi che mai

vedo liquido coprendomi dal sole
congettura dei tempi

in mano un pezzo di cartone

cercando soluzioni nella continuità

geografia sentimentale
per salvare la repubblica

divinità dei gesti
non c'è dubbio.


Lenti esaltano la mancanza d'azione
necessità delle soluzioni

tara genetica
follia del momento

puoi leggere tutti i libri che vuoi

compromesso

se poi non mangi avido la strada.


Ferma la verità
rimani lì dove sei seduto

tic tipico
popolo per terra

sabbie mobili all'occorrenza
nell'angolino colorato che hai trovato.


Talmente mobile da tappare
per nascondere

le  bocche non propense

nell'allarmismo metodologico
continuazione dello status quo

che ci comprime in noi.


Che dire
vittime coscienti della pigrizia accecante

che fare
in assenza di uno scopo

iniziare a correre

forse no.


Trasformarsi in un pezzo di legno
pisciare fuori dal secchio

aspettando la pioggia.





martedì 16 luglio 2013




       Lasco


   E mi fermo a guardare

   mentre il cuore
   duro e stanco tace.


   Oggi è un altro giorno

   una realtà oggettiva in più si aggiunge
   nel lungo elenco che mi accompagna.


      Ruoto e mi volgo
      neanche più di scatto
      mi giro lentamente

      mi piace sempre guardare
      ma lo faccio con distensione.


   I miei occhi invadono la vita degli altri

   e tutto è lasco
   tranne la mia stretta di vita.





domenica 7 luglio 2013



Nel territorio libero di Trieste


L'Europa unita dal conio
spellandoci per i doveri domestici

nel mare di isole persone, sono solo seccati
nella festa popolare, cimici e maggiori libertà
nell'invidia religiosa, nella crisi l'umiliazione
lacerano il cuore delle origini
nella nuova concezione del mondo.


E si parla solo di liberare le merci
seppelliamo il passato

non del sogno dell'uomo, nello sviluppo del pianto
non delle sue emancipazioni, suggelliamo le ferite
non del sangue versato tra le mani
che con orgoglio ci salutano armate.


Nella strada, via delle rose caucasiche
che rischia di impazzire, i timori
tra i ritmi talmente lontani, i tumori
dal suonare all'orecchio sordo
dei nazionalismi ridicoli.


Europa, luna di Giove, vinta dai soldi e dalle paure
che mostra sempre la stessa faccia

nel fiume omofobo che suda sulle sponde
tra stelle filanti e trombette e disastri
nascondendo l'odio religioso
presi dal freddo, bruciando gli alberi d'inverno
trafiggono il cuore delle intenzioni.


Ci salveranno i banchi, i monti e le casse
lumi di garanzia
comprando per pochi spiccioli madreperle luccicanti
gli ultimi aliti di libertà
svenduti al mercato liberato dalle bombe.


Il porto di un grande impero, tra i nuovi consoli
il porta valori, accettato per forza
nella fredda contrapposizione di idee
che muoiono.


Quello che l'uomo sente
quello che l'uomo non sente.

Eurovisione.





domenica 30 giugno 2013




Sol  tanto  io


E quindi che senso ha
io mi chiedo
scendere dalla montagna al mare
che senso ha continuare
scavando una fossa nell'acqua.

Dove andiamo
dove
mettendomi in strada
nell'instabilità dell'essere
raccogliendo questa farsa
schiavi del vivere
di questo stentare.

Che senso ha
nella simulazione
resistenza del ripetere
seguitare a recitare una parte
istrione mediocre e ridicolo
a cui non si presta fede minimamente.

Che senso ha
nella relatività dei giorni
che ci bagnano addosso
aspettando illusi l'evento fortuito
che muterà nella durata di un soffio
che ci travolgerà.

Che senso ha
frutto sopra frutto
alberi del sonno
io mi chiedo e chiedo a voi
mani che chiudono o aprono varchi
che senso ha
consumarsi e preservarsi.

Che senso ha
l'acqua che bevo
che sputo sulle mani
caldo che ha imprigionato il corpo
e io vi chiedo
che senso ha sudare senza sogni.

Convinzioni nascoste nell'intimità
che senso ha.



venerdì 28 giugno 2013

domenica 16 giugno 2013


JOY DIVISION


Questo doveva accadere
dopo tanta strada
sorrisi lacerati
per tutto quello che abbiamo speso
senza diventare vecchi

questo doveva accadere nei nostri cuori
perchè correre ci ha reso audaci
ma sensibili

ma cosa può essere un luogo
se non un obbligo o lavoro
obbligo o lavoro.

Gli oggetti cadono lentamente
lacrime sugli occhi sulle guance
mai più vicini
perfettamente distanti
ogni giorno con noi stessi.

Questo è quello che volevamo essere e non è l'idea

ma dove siamo stati?

quante occasioni abbiamo perso
quante volte abbiamo guardato specchi
senza provare pietà e vergogna

ancora una
una mano e poi nulla
ciminiere piantate come spilli sulla terra
vorrei essere vicino e trovare la giusta distanza
ma questi colori cosi diversi mi annientano
e non so come potrei dare di più
cercando ogni giorno una qualsiasi perfezione
ma niente ha i bordi che immagino
neanche il mare
quindi so che questo sono
e se facessi di più
non sarei io.

Sentimento ed esperienza.
Sensibilità e durezza.

Assieme
imparare parole nuove e cambiare muro
avere fiducia nell'altro
stare soli
perchè brucia tutto è tutto quasi bruciato
e le nostre decisioni sono un lume funebre
fiamma flebile

perchè allora piangiamo di nascosto
cosa ci rende così veri
e per chi recitiamo. 

mercoledì 12 giugno 2013

CONSIGLIO MUSICALE





          Si accende


Più tardi, molto tardi
   penne, pulci, il volo continua

      si suicidano le briciole dall'alto
   segue la tovaglia che ti copriva
mentre mangiavi

      non pieghi il collo, ossobuco di rotella

da molto tempo esisteva
   il tetto che ti cade in testa per troppo amore

   per aiutare la terra che si muove
carica di ciliegie e fiori in bicchiere

      ciuffi di capelli che non ci sono più
avvolti con mollica di pane

   il pane deve continuare a crescere
dentro, e fuori di te

      il suo breve soggiorno, un sogno ti bastò

coltiva semi di nespola, appoggiati
   su uno sgabello tinto di cianuro e stelle

      piume, ragni, amici che tengono
         tendono per te un lenzuolo

            sapremo ciò che pensi
               prima che tocchi terra

non ti fermare crosta, letto di anni acidi
   che nessuno mangia





giovedì 30 maggio 2013



Lucerano


Erano visi unti e alati vissuti sulle zampe
dove lo zucchero, la frutta dal cielo
non era abbastanza

tanto spazio per crescere
e non rimaneva che provare ancora
tanto per crederci.


In mezzo ai possenti del ferro
stava la buca per salvarsi
una branda, due libri, un ricordo.

L'arto arrugginito tagliato permetteva l'ingresso
scale di legno per nascondersi
per poter reggere, sfogliando leggere le pagine
luce dall'alto.

E quando imparerai a memoria a scartare le carte
quando imparerai sarà il tempo giusto per lasciarsi
e conservare il ricordo
facendo fatica tra un piolo e l'altro
facendo fatica per non dimenticare.


Solo, a osservare i pensieri degli altri
tralasciando i tuoi
che ti erano venuti a noia.


Fino a che le ginocchia del tuo amato d'io
terranno terra
potrai continuare a vivere.

Erano luce.




giovedì 16 maggio 2013



   E non si butta
   via niente

buttato come forfora, via oltre gli ami cresciuti in mare

scendo le scale giusto per vederti, qualcuno che mi ama troverò

qualcuno non è d'accordo,qualcuno versa acqua
ed io pronto con la maschera che ho trovato

vorrei,vorrei,  come una scorza, estremità
pelle che si perde, polline, zavorra sottile

ecco la casa che vorrei, come una vita passata
di legno e fughe e notti insonni

sempre acqua in gocce di ferro leggero
e magari mi piacerebbe ancora ballare, ballare con te
mischiando tutto

vorrei, vorrei, ma non posso essere come paglia che mi risponde
e chiaro di luna che mi risplende, non so

odio i meccanismi e odio me stesso, come battito

le notti che non finiscono sono la mia esistenza

vorrei, vorrei, uno scarto, zoccolo duro
un insetto che porta la vita

come polvere che arriva dalle stelle
essere sicuri di essere dei figli
figli di un mondo che gira
gira, gira e ritorna sempre a terra

e si, come accettare, il giorno schifoso che viene a prendere
l'anima gentile che mi aspetta non ne sarà orgogliosa

vedendo oltre il rosa del mio essere incantatore
facendo finta di essere morti
mentre ancora lo spirito vive

aspettando d'incontrarsi, chissà dove
per strada, per casa, magari per i tetti

o anche volando, tra un terrazzo e l'altro
così da essere più libero, forma o ragione
istinto o occasione

salgo le scale a forza, anche se non ne ho voglia
devo pur vivere, tutto ciò è triste
ma non importa, fa parte della vita misera che ho scelto

o no
da non perdere occasione, di avere più lapidi che finestre
dove poggiare finti idoli come fondi di boccale

vorrei, vorrei, come un osso vorrei
un seme, una pellicola che mi avvolge

vorrei ma non posso e si che non posso
come qualcosa da buttar via, nell'illusione

attrezzo la mia soffitta per fare in modo che tutto abbia un senso
e non si butta via niente




domenica 5 maggio 2013



La festa...   anche no...


e si che chiudo  archi ponti e rimorsi  chiudo gli occhi col carbone
con ciò che mi piove in testa e ciò che rimane  lavami lava  tira via
per tutto quello che mi riguarda  non vedo più ragioni  o braccia che si tendono

le bucce che raccoglierò  tenendole da parte  una per una congegno di ingegno
e tristezza  negli astucci tutte le matite consumate e spuntate
una per una  vite mozze

sputati fuori i sogni ed i progetti non rimaneva altro che sabbia
sabbia  arena gratuita da distribuire agli amici

tu sei pronto  tu sei pronto
tu non sei pronto  tu non sei pronto
non osare annusare  non osare tanta sabbia per te
e pietre addosso

e si che chiudo  chiudo pure i vetri per pulirli  eppure non mi appartengono
chiudo gli occhi col cartone e colla di pesce  con ciò che mi cade in testa
e non me ne frega niente della carta bruciata  dal sole  dalle zucche
nel possesso dell'incoscienza  essere

le tracce che lasciavo  tenendole da parte  nell'illusione impegno
e divisione  candida
candida aveva ragione  tu fuori e io ventre  dentro nei sacchi le unghie
mangiate  rosicchiate con attenzione

vomitati i bisogni e i buoni pastori tra le ansie che restavano oltre la terra
non restava altro
terra  terra cara  cara da comprare  come vendersi un arto
un braccio da condividere con gli amici

tu sei morto  forse tu non sei morto
tu non sei morto  forse  tu sei morto
svegliati allora  terra addosso svegliati
tanta terra e sopra pietre a mucchi
sasso  sasso livido  faccia tumefatta

e si che chiude  chiudo la bocca  una finestra in più
un orgoglio di lente d'occhiale  me la tappo con la carta e stracci
giornali vecchi  e resti di lenzuola  ancora
ancora resine di rancore  abbracciando l'ultimo albero
pubblicità e diga per rifiuti o solo ricordo

la chiudo per sempre per non parlare  di marmi e mari più caldi
per non perderla  bocca avida di tagli  e si che la chiudo
ermetica  avendola una bocca







mercoledì 1 maggio 2013

La scarpa

30 aprile
sto per festeggiare il 1 maggio,
mi rubano le scarpe
non riesci ad arrabbiarti
se le scarpe che ti hanno rubato
sono quelle da lavoro.

Poi ci penso,
devo festeggiare...
Forse servono
a sfamare un altra famiglia
a dare dignità ad un altro uomo.


Hanno rubato la collina
era li fino alla sera prima
che serva a far lavorare l'edilizia..
Poi ci penso
nuove strade
asfalto uguale a meno terra
meno agricoltori meno pastori
più signori da nutrire
sempre meno Italiani
con il nulla che ci portiamo dentro
negli anni del vuoto incolmabile.

Mitu è un  metalmeccanico
parla con l'accento napoletano
pelle scura ,buon umore
famiglia fantastica ,
figlia dei sacrifici e delle offese negli anni .

Ad ogni uomo la sua religione
a tutti un lavoro
capace di renderci
uomini quasi liberi.