giovedì 4 luglio 2013



           Distinguere, andare contro





             contro i ricordi
             a volte






domenica 30 giugno 2013




Sol  tanto  io


E quindi che senso ha
io mi chiedo
scendere dalla montagna al mare
che senso ha continuare
scavando una fossa nell'acqua.

Dove andiamo
dove
mettendomi in strada
nell'instabilità dell'essere
raccogliendo questa farsa
schiavi del vivere
di questo stentare.

Che senso ha
nella simulazione
resistenza del ripetere
seguitare a recitare una parte
istrione mediocre e ridicolo
a cui non si presta fede minimamente.

Che senso ha
nella relatività dei giorni
che ci bagnano addosso
aspettando illusi l'evento fortuito
che muterà nella durata di un soffio
che ci travolgerà.

Che senso ha
frutto sopra frutto
alberi del sonno
io mi chiedo e chiedo a voi
mani che chiudono o aprono varchi
che senso ha
consumarsi e preservarsi.

Che senso ha
l'acqua che bevo
che sputo sulle mani
caldo che ha imprigionato il corpo
e io vi chiedo
che senso ha sudare senza sogni.

Convinzioni nascoste nell'intimità
che senso ha.



venerdì 28 giugno 2013

domenica 16 giugno 2013


JOY DIVISION


Questo doveva accadere
dopo tanta strada
sorrisi lacerati
per tutto quello che abbiamo speso
senza diventare vecchi

questo doveva accadere nei nostri cuori
perchè correre ci ha reso audaci
ma sensibili

ma cosa può essere un luogo
se non un obbligo o lavoro
obbligo o lavoro.

Gli oggetti cadono lentamente
lacrime sugli occhi sulle guance
mai più vicini
perfettamente distanti
ogni giorno con noi stessi.

Questo è quello che volevamo essere e non è l'idea

ma dove siamo stati?

quante occasioni abbiamo perso
quante volte abbiamo guardato specchi
senza provare pietà e vergogna

ancora una
una mano e poi nulla
ciminiere piantate come spilli sulla terra
vorrei essere vicino e trovare la giusta distanza
ma questi colori cosi diversi mi annientano
e non so come potrei dare di più
cercando ogni giorno una qualsiasi perfezione
ma niente ha i bordi che immagino
neanche il mare
quindi so che questo sono
e se facessi di più
non sarei io.

Sentimento ed esperienza.
Sensibilità e durezza.

Assieme
imparare parole nuove e cambiare muro
avere fiducia nell'altro
stare soli
perchè brucia tutto è tutto quasi bruciato
e le nostre decisioni sono un lume funebre
fiamma flebile

perchè allora piangiamo di nascosto
cosa ci rende così veri
e per chi recitiamo. 

mercoledì 12 giugno 2013

CONSIGLIO MUSICALE





          Si accende


Più tardi, molto tardi
   penne, pulci, il volo continua

      si suicidano le briciole dall'alto
   segue la tovaglia che ti copriva
mentre mangiavi

      non pieghi il collo, ossobuco di rotella

da molto tempo esisteva
   il tetto che ti cade in testa per troppo amore

   per aiutare la terra che si muove
carica di ciliegie e fiori in bicchiere

      ciuffi di capelli che non ci sono più
avvolti con mollica di pane

   il pane deve continuare a crescere
dentro, e fuori di te

      il suo breve soggiorno, un sogno ti bastò

coltiva semi di nespola, appoggiati
   su uno sgabello tinto di cianuro e stelle

      piume, ragni, amici che tengono
         tendono per te un lenzuolo

            sapremo ciò che pensi
               prima che tocchi terra

non ti fermare crosta, letto di anni acidi
   che nessuno mangia





giovedì 30 maggio 2013



Lucerano


Erano visi unti e alati vissuti sulle zampe
dove lo zucchero, la frutta dal cielo
non era abbastanza

tanto spazio per crescere
e non rimaneva che provare ancora
tanto per crederci.


In mezzo ai possenti del ferro
stava la buca per salvarsi
una branda, due libri, un ricordo.

L'arto arrugginito tagliato permetteva l'ingresso
scale di legno per nascondersi
per poter reggere, sfogliando leggere le pagine
luce dall'alto.

E quando imparerai a memoria a scartare le carte
quando imparerai sarà il tempo giusto per lasciarsi
e conservare il ricordo
facendo fatica tra un piolo e l'altro
facendo fatica per non dimenticare.


Solo, a osservare i pensieri degli altri
tralasciando i tuoi
che ti erano venuti a noia.


Fino a che le ginocchia del tuo amato d'io
terranno terra
potrai continuare a vivere.

Erano luce.




giovedì 16 maggio 2013



   E non si butta
   via niente

buttato come forfora, via oltre gli ami cresciuti in mare

scendo le scale giusto per vederti, qualcuno che mi ama troverò

qualcuno non è d'accordo,qualcuno versa acqua
ed io pronto con la maschera che ho trovato

vorrei,vorrei,  come una scorza, estremità
pelle che si perde, polline, zavorra sottile

ecco la casa che vorrei, come una vita passata
di legno e fughe e notti insonni

sempre acqua in gocce di ferro leggero
e magari mi piacerebbe ancora ballare, ballare con te
mischiando tutto

vorrei, vorrei, ma non posso essere come paglia che mi risponde
e chiaro di luna che mi risplende, non so

odio i meccanismi e odio me stesso, come battito

le notti che non finiscono sono la mia esistenza

vorrei, vorrei, uno scarto, zoccolo duro
un insetto che porta la vita

come polvere che arriva dalle stelle
essere sicuri di essere dei figli
figli di un mondo che gira
gira, gira e ritorna sempre a terra

e si, come accettare, il giorno schifoso che viene a prendere
l'anima gentile che mi aspetta non ne sarà orgogliosa

vedendo oltre il rosa del mio essere incantatore
facendo finta di essere morti
mentre ancora lo spirito vive

aspettando d'incontrarsi, chissà dove
per strada, per casa, magari per i tetti

o anche volando, tra un terrazzo e l'altro
così da essere più libero, forma o ragione
istinto o occasione

salgo le scale a forza, anche se non ne ho voglia
devo pur vivere, tutto ciò è triste
ma non importa, fa parte della vita misera che ho scelto

o no
da non perdere occasione, di avere più lapidi che finestre
dove poggiare finti idoli come fondi di boccale

vorrei, vorrei, come un osso vorrei
un seme, una pellicola che mi avvolge

vorrei ma non posso e si che non posso
come qualcosa da buttar via, nell'illusione

attrezzo la mia soffitta per fare in modo che tutto abbia un senso
e non si butta via niente




domenica 5 maggio 2013



La festa...   anche no...


e si che chiudo  archi ponti e rimorsi  chiudo gli occhi col carbone
con ciò che mi piove in testa e ciò che rimane  lavami lava  tira via
per tutto quello che mi riguarda  non vedo più ragioni  o braccia che si tendono

le bucce che raccoglierò  tenendole da parte  una per una congegno di ingegno
e tristezza  negli astucci tutte le matite consumate e spuntate
una per una  vite mozze

sputati fuori i sogni ed i progetti non rimaneva altro che sabbia
sabbia  arena gratuita da distribuire agli amici

tu sei pronto  tu sei pronto
tu non sei pronto  tu non sei pronto
non osare annusare  non osare tanta sabbia per te
e pietre addosso

e si che chiudo  chiudo pure i vetri per pulirli  eppure non mi appartengono
chiudo gli occhi col cartone e colla di pesce  con ciò che mi cade in testa
e non me ne frega niente della carta bruciata  dal sole  dalle zucche
nel possesso dell'incoscienza  essere

le tracce che lasciavo  tenendole da parte  nell'illusione impegno
e divisione  candida
candida aveva ragione  tu fuori e io ventre  dentro nei sacchi le unghie
mangiate  rosicchiate con attenzione

vomitati i bisogni e i buoni pastori tra le ansie che restavano oltre la terra
non restava altro
terra  terra cara  cara da comprare  come vendersi un arto
un braccio da condividere con gli amici

tu sei morto  forse tu non sei morto
tu non sei morto  forse  tu sei morto
svegliati allora  terra addosso svegliati
tanta terra e sopra pietre a mucchi
sasso  sasso livido  faccia tumefatta

e si che chiude  chiudo la bocca  una finestra in più
un orgoglio di lente d'occhiale  me la tappo con la carta e stracci
giornali vecchi  e resti di lenzuola  ancora
ancora resine di rancore  abbracciando l'ultimo albero
pubblicità e diga per rifiuti o solo ricordo

la chiudo per sempre per non parlare  di marmi e mari più caldi
per non perderla  bocca avida di tagli  e si che la chiudo
ermetica  avendola una bocca







mercoledì 1 maggio 2013

La scarpa

30 aprile
sto per festeggiare il 1 maggio,
mi rubano le scarpe
non riesci ad arrabbiarti
se le scarpe che ti hanno rubato
sono quelle da lavoro.

Poi ci penso,
devo festeggiare...
Forse servono
a sfamare un altra famiglia
a dare dignità ad un altro uomo.


Hanno rubato la collina
era li fino alla sera prima
che serva a far lavorare l'edilizia..
Poi ci penso
nuove strade
asfalto uguale a meno terra
meno agricoltori meno pastori
più signori da nutrire
sempre meno Italiani
con il nulla che ci portiamo dentro
negli anni del vuoto incolmabile.

Mitu è un  metalmeccanico
parla con l'accento napoletano
pelle scura ,buon umore
famiglia fantastica ,
figlia dei sacrifici e delle offese negli anni .

Ad ogni uomo la sua religione
a tutti un lavoro
capace di renderci
uomini quasi liberi.


domenica 28 aprile 2013


Gocce


come sarebbe bello ballare tra le braccia che si tirano
sporgendosi per raccogliere un frutto dall'albero
e fottersene
declinando ogni responsabilità nel blu
nella densità della pasta di colore che esce
camminando senza pensieri sotto la pioggia

forse si  forse no
e forse ancora  andare avanti senza meta
convinto di avere muscoli nelle gambe
etere dietilico

come sarebbe meglio ballare
e fottersene sotto la pioggia

sarebbe bello fottersene e ballare
nello stesso momento mentre piove
lasciandosi umanamente bagnare
vestiti e poi corpo e poi mente
e godere  leggeri  della pioggia


Cosa hai oggi

niente di che    forse sono solo stufo

il cielo un'altra volta è grigio
denso di cenere e cattivi pensieri
che ci cadono addosso come pietre sminuzzate
ed io in ogni caso devo vivere

sarebbe bello vivere
rifugiati sotto enormi cappelli  parapioggia
a proteggerci da tutto
salati e spensierati  saltati dalle gocce
come gambi di fungo e muffe necessarie

prendendo i raggi in faccia
qualcosa di amichevole
oltre la mano delicata del mio appiglio
che canta e parla baciato dall'incoscienza
di un cielo  che in fin dei conti
non ci appartiene

sarebbe bello solo ballare
passeggiando per il parco vuoto
di una vita così  presa per come è realmente
di un verde così intenso
da rendermi contento per un momento

come sarebbe bello vivere liberi
nudi  un torsolo rosicchiato come un osso
liberi anche di amare la pioggia
e non esserne costretti

continuiamo a cantare  tanto siamo soli
in senso più luminosi di altri
anche lungo il corso
mano che tiene la mano  ci costringe l'acqua vicini
sotto lo stesso ombrello

nessuno ha fretta  e nessuno arriva
tutti assaporano il momento
che ci rende liberi
liberi appunto per un attimo

poi alla fine della strada  dove si incontra la città
sempre con un sorriso si torna indietro
indietro verso casa

non tutto ha un senso
e non tutto ha una ragione
ma vivo costretto nell'onestà che devo
e penso che molte cose, molte cose
non abbiano un futuro
e non so come spiegarlo







domenica 21 aprile 2013


   
   Consiglio Musicale


     ( from the album   Pink Moon    -   by   Nick Drake )

       Which Will
   
    Which will you go for
      Which will you love
      which will you choose from
      From the stars above
      Which will you answer
      Which will you call
      Which will you take for
      Four your one and all
      And tell me now
      Which will you love the best


      Which do you dance for
      Wihch you make you shine
      Which will you choose now
      If you won't choose mine
      Which will you hope for
      Which can it be
      Which will you take now
      If you won't take me
      And tell now
      Which will you love the best
   
   
   

martedì 9 aprile 2013



E' un posto pieno di verde
un giardino magnifico soleggiato in inverno
e mite d'estate ombroso per fare l'amore
quando finisce il giorno
o quando comincia.

Di questo luogo
non si può raccontare molto
i cani abbaiano impazziti attaccati alla rete
quando qualcuno si avvicina
a chiedere

io non ho visto
ma so
che il veleno è miele in paragone
perché il principe teme per la propria terra
e della terra protegge i propri limiti.

Il bruco striscia goffo
il serpente fugge lesto
l'edera s'aggrappa al nulla
il respiro è testa

resta.



20



Appena un passo contiene il vuoto
lo scivolare lento di membra verso non sarà più
e parole sicure come cristallo hanno tempo
per frantumarsi sotto il peso dei gioghi nuovi
prima dello sguardo uguale a dopo ancora
profondo finale incessante riso accennato
squama di dolore sollevata da un dito curioso.

Appena un passo e poi il vuoto
sporgersi troppo come allungare le mani
abisso incombe sopra e sotto nero
ma non vedo le gambe e i piedi dove vanno
il blu del cielo mi ubriaca seriamente
e tu non mi credi.


domenica 7 aprile 2013


  Strabuccia


   Allegri, allegri

l'uomo che vive con due tazze in più
nel mezzo dell'agro a raccogliere le cipolle
da sfogliare fino al cuore.

Da sbucciare in silenzio
tra una pagina e l'altra
tra una parola e l'altra
sempre per due tazze in più.


   Allegri, allegri

ora c'è l'incontro, ora ci capiamo
ieri non riuscivamo a capirci.

Per due mattoni messi male
la casa è crollata
come soffio di mano pesante
la casa è crollata
ed il tetto intero, testimone a terra
pare una tenda per bella presenza.


   Allegri, allegri

siamo un coro di voci
appunto, una polifonia.

Chi sale e chi scende di tono
da ragione al suo verbo
ma siamo sempre e solo un coro di voci
che riempiono una stanza
dandogli vita e colore
e la ragione e l'orgoglio
una volta messi da parte
non hanno alcun senso.

Sul tavolo, nel centro del tavolo
c'è solo una cipolla.


Ciò che è vero

   io sono un detersivo e tu sei un lampione

è vero quello che si pensa

sia vero

   io sono uno sbiancante e tu sei una lampadina

o è vero quello che ci si aspetta

   io sono cenere e aceto e tu sei luce

e che poi d'incanto diventa vero

o è vero il suo contrario

   varechina tra le stelle

o una sfumatura del suo contrario

   succo di limone tra le comete.


Quante sono le verità sul tavolo
quante sono le mani che sbucciano la cipolla.

Anche io, ogni tanto leggo tra le righe
ma trovo solo spazi bianchi.


   Allegri, allegri

che il mondo gira
e gira solo da uno parte
anzi, mi sbaglio
gira pure intorno al sole.

Nei due volti della vita
uno sorride
e l'altro, guarda quello che sorride.





venerdì 5 aprile 2013



L'eremo

Eterno ritorno, l'eterno ritorno
come concedere, palla al fuoco
un idea per un altra.

Sempre in cerca dell'unità primordiale
radunando tutte le forze, riordinandole così
a caso
quelle forti e quelle deboli
per raggiungere, allungandosi con uno sforzo
con la punta delle unghie
la crosta del pane raffermo.

Eppure le cose cambiano, seduti insieme
tutti insieme
stretti e vicini su tavoli rettangolari
tutti insieme
su tavoli quadrati, stretti e vicini.

Si condivide il pane, non più raffermo
duro, non più duro
ma fresco e profumato di anime amare.

E come dividerci dalla gravità
dal ferro che ci attira
da ciò che ci tiene saldi a terra
saldi a terra a contare le biglie dentro a un buco
nella terra battuta da impronte
macchiata da impronte.

Terra secca, piovono sputi
ammorbidita dalle stupidità
stretta di sale nel lento evolversi
di un bruco che non sa dove attaccarsi
e si abbraccia, cieco
al primo ramo che la fortuna delle scuse gli regala.

Palla di fuoco, eterno ritorno
nucleo su nucleo che si sforza
tutti insieme a grattare il muro
tra protesi e denti
fortunati e convinti del loro bianco immacolato
mentre gli altri, che non sorridono più
forse sono stufi dell'eterno ritorno.